La Svezia che non vuoi immaginare

Salve a quelli che leggono, ora che ho un po’ di tempo ne approfitto per scrivere due righe in merito a qualcosa che mi ha realmente sconcertato (inutile chiedere scusa per il ritmo con cui aggiorno il blog, ma veramente le giornate non sono di 24 ore quando hai esami su esami e pochissimo tempo per prepararti). L’oggetto del post deriva dal fatto di voler rispondere a questo altro post http://voingiappone.wordpress.com/2011/11/10/scusi-mi-sa-per-caso-dire/, visto che si sente dire che Giappone e Svezia siano molto simili in molti aspetti.

Ok, iniziamo con le pratiche che ho dovuto sbrigare appena arrivata per rendere legale il mio soggiorno in Svezia. Esatto, “legale”, anche se vengo da un Paese UE. Paradossalmente, è più facile risiedere legalmente in Svezia se si è un extracomunitario (visto che non devi fare altro che fare domanda per il visto all’ambasciata) che se si viene da un Paese UE. Innanzi tutto ci sono essenzialmente due cose che devono essere fatte: fare domanda al “Migrationsverket” (che come si capisce dal nome è l’ufficio Immigrazione.. ripeto, vengo dall’UE) per una specie di registrazione di residenza e poi richiedere che ti venga attribuito il cosiddetto “Personnummer”, che è praticamente il nostro codice fiscale, allo Skatteverket (Ufficio Tasse e Servizi Anagrafici vari). Una volta che ti sia stato dato il Personnummer e l’Ufficio Immigrazioni ti registra (nel mio caso come studente) per una validità di.. “fino a che ci stai”, i due uffici fanno un controllo incrociato e sei schedato ben bene anche quà. Il Personnummer serve (ti dicono allo skatteverket, fornendotila prima informazionetotalmente ERRATA) per aprire per esempio un conto corrente, oppure iniziare un contratto con qualsiasi gestore telefonico (per l’abbonamento ad Internet), etc.. insomma per vivere come se tu fossi un cittadino svedese. Quando lessi di questa cosa dall’Italia ero tutta gasata, visto che sembrava positivo e soprattutto facile da ottenere.

Ma andiamo con ordine. La prima volta che mi sono recata allo Skatteverket per il Personnummer (rigorosamente sempre tutto a Malmo visto che lo stesso ufficio di Lund fornisce la metà dei servizi di quell’altro), ci sono andata con una ragazza che abitava con me in questa casa fino a poco tempo fa (kossovara, ma che ormai in Svezia da anni, parla perfettamente svedese e ha la cittadinanza.. è bene sottolineare). Non che ce ne fosse bisogno, ma voleva aiutarmi in tutti i modi. Una volta arrivati, vi trovate in un ufficio immenso con un punto informazioni poco dopo l’entrata dove dovete spiegare all’omino o donnina di turno cosa avete bisogno di fare e loro vi danno il numero per la coda ed eventualmente, i moduli che dovete riempire prima che sia il vostro turno al banco. Rigorosamente tutto il Svedese. In effetti, anche se chiedi i moduli in Inglese, non tutti sono stati tradotti. Grazie alla ragazza che mi aveva accompagnato ho potuto riempire il foglio (erano 2 settimane che ero arrivata e ancora non avevo molta comprensione di questa lingua astruserrima), cercando di fare il prima possibile per evitare di fare brutte figure e non aver ancora finito la compilazione una volta arrivata davanti all’impiegato statale. Certo, se fossi stata un po’ meno concentrata sul modulo e attenta al mondo intorno a me, me la sarei presa con comodo visto che mi sarei resa conto del fatto che su una quindicina di postazioni ne erano aperte solo 3. In pieno orario di lavoro di un giorno feriale. Due ore per avanzare di un numero e mezzo. Ma dov’è che sono industriosi, lavorano un monte e in modo efficiente? In Giappone forse, non lo so, qui no (seguono altri esempi). Una volta arrivati davanti all’impiegato, dovete incrociare le dita e sperare di aver intuito correttamente cosa vogliano da voi. Mi sembra di essere in Italia. Ciò significa che anche se pur di evitare di fare la spola tra casa e ufficio (40 minuti di bus) vi siete andati a leggere le informazioni pubblicate sul sito, rigorosamente solo in Svedese, e le avete capite, magari avete frainteso comunque. E la pratica non può partire dall’ufficio. Per richiedere il numero ci sono una serie di documenti che devono ovviamente essere presentati, la cui descrizione sul sito è qualcosa di così approssimativo che è snervante e frustante. Ripeto, mi sembra di non aver lasciato l’Italia. Sebbene ci fosse un foglio che non andasse propriamente bene in quelli che avevo allegato io, fortunatamente la donnina di turno che trovai quella volta mi fece partire la pratica in ogni caso. Fermi, aspettate, non gioite o pensiate “oh, hai visto, non ti lamentare è stata gentile”. Per arrivare a ciò dovete passare attraverso una sequela di insulti che vi parrà di essere in guerra.. Per esempio, il documento che non andava bene era quello attestante il fatto che io avessi a disposizione abbastanza soldi per autofinanziarmi e non gravare sullo Stato (anche se, se sei uno studente non svedese, non hai nessun finanziamento, quindi è altamente inutile dubitare che tu non venga già quassù con i soldi,ma vabbè.). Non ti danno linee-guida su cosa portare (tipo foglio della banca o autocertificazione) e poi si lamentano perchè , cito, “avresti dovuto saperlo prima di venire”. Come avrei fatto? Se sul sito non ci sono informazioni (questa parte era fortunatamente in inglese) e se chiami il servizio clienti non ti rispondono? (ovviamente ho chiamato in orario di apertura eh..non c’era nemmeno l’attesa per le linee occupate. semplicemente non risposero) .. Altra cosa da attestare è la tua identità. Allora te tutta contenta di aver sorpassato il primo scalino ed essere a metà del muro che si erge tra te (straniero…ah, paura, razzismo a palla) e l’impiegato (che serve il Paese migliore del mondo), tiri fuori la tua carte d’identità italiana…. e vieni derisa. Mi è stato riso nel viso perchè la CI è di carta e “sembra uno straccetto”. In più, ha realmente dubitato del suo valore legale ed è andata ad accertarsi che in Italia, quella fosse la forma delle più comune carte d’identità. Ridendo tutto il tempo e parlando in svedese con la mia accompagnatrice che, sapendo che io non capivo, era imbarazzatissima.. chissà cosa le sia stato detto (in seguito ho chiesto, ma ha evitato il discorso). Naturalmente, un quarto d’ora a riderti nel viso, con te che covi e pensi “boia, ma sono capitata in Repubblica Ceca?” (mi ricorderò sempre la scortesia della donnina della biglietteria della tramvia a Praga che visto che non parlavo ceco non esitò a dircene di tutti i colori, ovviamente in ceco). Quando poi questa non smette di ridere e addirittura mostra la CI ad altri colleghi dicendo qualcosa come “guarda qui, quant’è divertente” (= det är roligt, är det inte? una frase che anche un bambino capisce e che ovviamente è una delle prime cose che impari e che ho quindi capito benissimo), decidi che magari anche se non sei soddisfatto del Paese di provenienza, riderti nel viso in quel modo è altamente scortese e dici “è da un po’ che ride, ma che ci creda o no questo documento ha valore legale nel mio Paese”, cercando stupidamente di non essere scortese e ti vene risposto “appunto, tornatene nel tuo Paese”. Dopo aver pure sentito questo, devi prostrarti e ringraziare l’impiegata che di buon cuore ti ha fatto partire la pratica anche se non tutti i documenti andavano bene. Interessante, no?

Passiamo al resto. Se Dio vuole all’Ufficio Immigrazioni non ho incontrato alcun intoppo o situazione del genere. A parte il fatto che ti dicono di andare di persona a depositare la domanda, di nuovo con documenti definiti in modo arbitrario e altamente inesatto, direttamente all’Ufficio se vuoi che la pratica parta più velocemente – sempre a Malmoe  – e poi quando ci arrivi e fai la coda ti danno una bella busta delle poste e ti dicono “metti tutto dentro e imbucala nella buca della posta che si trova dentro l’androne dove ti sei messo in coda aspettando il tuo turno e credendo di parlare di nuovo con un impiegato statale .. morale della favola, i soldi buttati per andare a malmoe sarebbero stati ugualmente utilizzati nel pagamento del francobollo se avessi spedito il tutto da casa, e avrei pure risparmiato tempo. Yay!

La cosa che mi abbia sconcertato di più è stata l’assistenza al cliente nei vari negozi. Mi ci sono volute due settimane e 4-5 viaggi in negozio per trovare una persona competente che rispondesse a tutte le domande senza mettersi sulle difensive e augurarti una buona giornata prima ancora che tu decida di volertene andare (= con te ho finito, guarda di levarti dai coglioni). Per rispondere a cosa mi ha detto i mi fratello (la macchina è oliata e funziona tutto bene, quindi siamo noi che ci si fa le seghe mentali per nulla).. meno male mi sono fatta una sega mentale in più e sono tornata a chiedere perchè qui le clausoline scritte rigorosamente in svedese e basta e in minuscolo dietro in fondo al foglio ci sono eccome!  Ma fortunatamente adesso ho risolto tutto e gli sono andata sonoramente.. in un certo posto.

Ma veniamo alla cosa che ha fatto traboccare il vaso! Ricordate che ho scritto che all’anagrafe ti dicono di stare tranquilla perchè con il personnumer puoi fare tutto quello che vuoi? E’ una balla disumana. Con la Carta d’Identità Svedese puoi fare tutto quello che vuoi. Non con il semplice numero. Ovviamente questa carta non è altro che l’ennesimo balzello, visto che non c’è scritto altro che il personnummer e l’indirizzo di residenza, con il classico chip e la fototessera. Per la cifretta di soli 45€. Una volta uscita dalla banca, che ti dice che se vuoi aprire un conto con l’home banking (0 bonifici gratis) ti serve questa carta (altrimenti ciccia e per ogni bonifico devi pagare una tassa di 7€), ti vai a leggere le info sul sito su cosa serve per richiederla (sezione in inglese) e ti rechi a pagare il balzello dato che devi rigorosamente farlo prima di tornare allo Skatteverket e fare domanda. Lo fai felice di aver tutto sotto controllo e di avere tutto quello che ti serve per richiederla. Una volta all’Ufficio, sempre il solito di Malmoe, ti viene detto che la carta d’identità del tuo Paese non è valida e che è valido solo il passaporto – che io, non essendo mai andata fuori dall’UE, naturalmente non ho. Ma il bello viene quando fai il domandone! “Come faccio a riprendermi i soldi che vi ho già pagato per la tessera?” e ti viene risposto “E’ semplice, ci sono due modi: il primo è che ti viene dato un assegno, ma per riscuoterlo devi mostrarci la tua carta d’identità svedese; il secondo è che invece dell’assegno puoi richiedere l’addebito sul tuo conto corrente svedese”. Misono cascate letteralmente le palle. Ora, non guardiamo che io qui ho già almeno due amiche che hanno un contro corrente svedese e quindi posso chiedere loro di farsi addebitare la mia somma e poi riscuoterla.. ma mi spiegate dove stia la logica nel fatto di dover mostrare la carta d’identità svedese per riscuoter i soldi che hai versato per richiederla quando non l’hai potuta richiedere? Circolo vizioso. Se non altro il pagamento dura 2 anni e quindi  posso farmi il passaporto e mandarli in un altro certo posto, richiedendo la tessera e sistemando tutto a Gennaio/Febbraio. Alla fine torni a casa a mani vuote e pensando se tu ti sia ritrovata nel posto altamente civilizzato che tutti nel Paese da cui provieni credono che tu sia.

Scusate, post lungo, lo so.. ma spero di essere stata abbastanza chiara nei miei intenti! Seguirà un post sulla mia nuova Mustang e il compleanno ad Helsingborg (credo) tra un pochino.. ah, e vi risparmio quello sul razzismo imperante che mi ha fatto definire come “l’anello mancante tra l’uomo (noi Svedesi) e le scimmie (africani) perchè vieni da un Paese del Mediterraneo”. Non era una battuta.

Alla prossima!

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4 thoughts on “La Svezia che non vuoi immaginare

  1. Per chi legge e non sa chi io sia…. sono quello del post linkato e sono in GIappone…. anzi… sto scrivendo a gambe incrociate da sopra un futon.

    Qui funziona tutto al contrario di quanto riportato da swansil (ma che nick del cacchio è???)…. Due righe al volo:

    – burocrazia infinita, peggio che in Italia ma fluidissima e “semplice” … per quanto la burocrazia non sia mai del tutto semplice. Per lo meno non esiste la questione “devi essere nato imparato”… Se c’è una cosa da sapere te l’hanno detta ed è ripetuta 100 volte sui milioni di documenti accessori che ti danno. E’ scritta in giapponese, quindi sta a te smazzarti ma almeno c’è. In più, tutto è suddiviso sotto forma di checklist per la massima praticità. Morale della favola: ho sbrigato le pratiche dell’iscrizione all’università e del rinnovo borsa con un viaggio di 15 minuti in segreteria.

    – Immigrazione molto semplice, per quanto sia questo un paese chiusissimo. Se hai il visto ti cacciano fuori un permesso di soggiorno che dura 5 anni…. se ti scade il visto non pui più sostare sul territorio ma con un nuovo visto non hai bisogno di rifare tutte le pratiche. Rientri e basta. D’altro canto le pratiche ti portano via al massimo 10 minuti….. più un viaggio al comune per ritirare la carta quando è pronta (senza fila perchè devi solo ritirare).

    Il Giappone è il posto più comodo del mondo. Per coloro che si vogliono adagiare e lasciare andare è proprio il paradiso… per questo tanti si ammazzano. Anche in Svezia si suicidano a bestia… credo che la ragione sia diametralmente opposta.

    Come sempre l’immagine di un posto non corrisponde ma al vero…. eppure dalla Svezia questo non me lo sarei aspettato.

    1. Esatto, proprio per questo credo di non aver potuto chiamare il post in un modo migliore! Nemmeno io me lo sarei mai aspettato.. e tra l’altro, ho appena parlato con uno di quegli svedesi che vive con me qui in casa e dopo avergli spiegato la situazione ha sgranato due occhi che non vi immaginate e poi ha detto “mah, siamo finiti nelle barbe pure noi allora..” scuotendo la testa. Dicono che sia un trend degli ultimi anni, però comunque basta per farti rimanere di stucco.

  2. gianna says:

    Mi diverto un mondo ….mi sembra quasi di essere a tavola a Giuncheto in una di quelle sere di teorizzazioni e di discussioni sempre pero’ costruttive Questo triangolo telematico mi piace parecchio.

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